Torniamo ai principi ispiratori del Servizio Sanitario Nazionale

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nasce per offrire assistenza sanitaria gratuita al punto di erogazione ad ogni persona che si trovi in Italia, indipendentemente dalle sue disponibilità economiche o altre caratteristiche, con accesso agevole e gratuito sia al Medico generalista (grazie ad una fitta rete di questi medici convenzionati nel Territorio), sia ai servizi di urgenza ed emergenza, sia ai ricoveri ospedalieri ordinari, sia ai farmaci inseriti in Prontuario. Per realizzare questo obiettivo lo Stato funge da unico assicuratore per le malattie e ogni cittadino italiano paga con le tasse un premio proporzionato al suo reddito. Ogni anno una quota di cittadini accede ai servizi sanitari e determina una spesa pubblica che deve essere bilanciata dagli introiti fiscali. In Italia questo bilancio presenta un disavanzo e per evitare che questo aumenti sono state fatte nel tempo scelte non sempre felici. La prima è stata quella di applicare una addizionale tassa al punto di erogazione di alcuni servizi sanitari (copayment), la seconda di restringere l’offerta cosi da allungare i tempi di attesa (razionamento) o giungendo per alcune prestazioni a fornire quantità largamente insufficienti per gli assistiti (quali odontoiatria, presa in carico dei pazienti cronici con un apposito programma di cura della cronicità, promozione della salute e prevenzione, servizi di assistenza sociale), e per il personale sanitario (aggiornamento e motivazione, ricerca sanitaria). Una terza scelta infelice è stata quella dello Stato Centrale di rinunciare alla sua prerogativa esclusiva di stabilire e far rispettare i principi fondamentali del Sistema sanitario, che includono anche i parametri di funzionamento, gli standard di quantità, qualità e costo dei principali servizi erogati (previsti peraltro nella Legge 311/2004, art. 169) e la verifica sistematica del loro rispetto in ogni area del Paese, così da evitare disparità e ineguaglianze tra i cittadini rispetto alla salute. Una quarta scelta è stata quella di offrire ai Medici ospedalieri di compensare con la libera professione intra-moenia i loro magri salari. Cosi oggi avviene che per superare le lunghe liste di attesa, il cittadino si vede offrire un’anticipazione vistosa della prestazione a fronte di un addizionale pagamento, parte non irrilevante della quale viene incamerata dall’Ospedale da cui il medico dipende. Malgrado tutte queste distorsioni, il passivo del SSN persiste e si grida allora al “sottofinanziamento” del SSN. Su questa storia del sottofinanziamento vorrei dire la mia. Nel 2017 la spesa sanitaria globale è stata di circa € 110 miliardi e in queste condizioni io credo che non si debbano iniettare nel Sistema ulteriori risorse. Da un lato infatti abbiamo visto quanti servizi siano inadeguati nel SSN. Dall’altro ricordiamo quante spese superflue gravano sul bilancio delle Regioni e quindi sul Servizio sanitario che esse finanziano. Non parlo solo degli elevati costi di funzionamento delle Regioni stesse o dei molti rivoli di spesa che esse alimentano, ma anche di alcune vistose incoerenze del Sistema. Ne cito solo due. Il SSN è stato impostato come un’assicurazione di Stato che bilancia i rischi (la spesa) con gli introiti provenienti dalla tassazione. Non è quindi logico che si offra un servizio sanitario completo (cioè non solo l’urgenza) a stranieri che si trovano illegalmente sul suolo Italiano in quanto qui pervenuti senza visto d’ingresso o con visto turistico scaduto. E’ nobile che chiunque abbia una necessità sanitaria urgente venga assistito, ma ciò deve riguardare solo le prestazioni minime indispensabili a risolvere l’urgenza oppure essere rimborsate dagli interessati. Un secondo aspetto che voglio citare è quello delle attività ludiche e sportive. Se una persona desidera impegnarsi in attività voluttuarie che possono determinare danni alla sua salute non mi sembra logico che le conseguenze e le spese sanitarie gravino su tutti i restanti cittadini: mi sembrerebbe più equo che queste persone si assicurassero privatamente per questi rischi, dato che certo essi si potrebbero permettere di aggiungere alle spese per il divertimento una piccola quota per pagare il premio. Ben più rilevante ricordare che gli sprechi in sanità (legati a cattiva organizzazione del lavoro, duplicazioni, non qualità, inefficienza, trattamenti di non dimostrata efficacia, ecc) si stima raggiungano ben il 20% della spesa totale (cioè oltre € 20 miliardi/anno) e certo una parte di questi sprechi  potrebbe essere recuperata. Anche io quindi auspico che l’Italia finanzi il suo SSN con un 10% del PIL (e non con il 7% attuale) allineandosi alla media dei Paesi OCSE più evoluti, ma solo dopo aver ristrutturato il SSN per renderlo più equo, più efficiente, più moderno, più completo e adatto alle esigenze di una società moderna e di un futuro che va preparato puntando a servizi di qualità e ad un’assai maggiore attenzione agli utenti, al personale sanitario, alla conoscenza, alla ricerca e all’innovazione, nel rispetto di regole eque e severe.
In sintesi, in base a queste ed altre considerazioni io mi sono convinto che il decadimento della performance operativa, economica ed etica del nostro SSN è legata ad alcune cause principali e precisamente:
1. Le mutate situazioni demografiche, il tumultuoso progresso tecnologico, ma anche la maggior attenzione della popolazione alla propria salute;
2. La impreparazione della popolazione all’uso corretto dei servizi sanitari e l’inadeguata politica del personale sanitario e della sua motivazione, preparazione e aggiornamento professionale;
3. L’orientamento prevalentemente economicistico del Sistema e della sua gestione a scapito dei suoi valori medici, sociali e morali;
4. La distorsione dei principi ispiratori del SSN tesa a compensare scorrette pratiche gestionali;
5. Più importanti di tutte, l’incapacità dello Stato e delle Regioni di capire il grande valore della salute nell’economia del Paese e nel benessere popolare e la loro scarsa propensione a studiare e realizzare con metodologia scientifica e per piccoli passi successivi aggiornamenti idonei a migliorare efficacia ed efficienza del Sistema.
E proprio da qui è, a mio avviso, necessario ripartire per salvare il SSN, rifacendoci concretamente ai suoi principi ispiratori e ai suoi valori, cui la maggioranza degli Italiani non vuole rinunciare. Stato e Regioni debbono finalmente accordarsi per esercitare il loro ruolo in ambiti ben definiti e non conflittuali; entrambi debbono assumersi la responsabilità di soddisfare i bisogni sanitari e sociali della popolazione studiando, progettando e attuando le soluzioni migliori, senza quelle improvvisazioni strumentali alla politica e quelle incoerenze che tanto nuocciono al Sistema. In una parola le Istituzioni devono credere nella salute e nel benessere della popolazione e promuoverli con azioni appropriate perché salvare la Sanità pubblica significa in definitiva rispettare i diritti umani degli Italiani. Perché ciò accada i pubblici Amministratori dovrebbero rispondere sistematicamente del loro operato (almeno in termini di macrobbiettivi loro assegnati o da loro stessi fissati), ad Organismi di verifica terza e indipendente che operino per conto di un’Autorità dello Stato. La responsabilizzazione imparziale di chi gestisce la Cosa pubblica è a mio avviso quell’anello mancante all’impianto democratico che potrebbe migliorare la situazione attuale in sanità e non solo. Ancora una volta “Legge e Ordine”, insieme a valorizzazione del merito, sono forse la formula che meglio garantisce i diritti e i doveri di tutti i membri della società.

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