Menopausa e scelte terapeutiche oggi

Circa 15 anni fa, la pubblicazione dei primi dati del ben noto studio Women’s Healt Initiative (WHI) ha suscitato un grande clamore sui rischi associati all’uso della terapia ormonale sostitutiva della menopausa (MHT) ed ha allontanato moltissime donne dal trattamento della sintomatologia climaterica, anche in presenza di disturbi di grado severo, minando la relazione medico-paziente in un periodo della vita della donna in cui l’approccio preventivo è fondamentale.
In aggiunta a ciò, un numero elevato di medici ha sviluppato un preconcetto sull’argomento e gli stessi ginecologi presentano resistenze e difficoltà nell’approccio alla paziente, cui consegue una scarsa capacità decisionale sulle opzioni terapeutiche.
Oggi, le principali società scientifiche internazionali che si occupano di salute della donna in età post-riproduttiva hanno formulato delle linee guida che concordano sull’importanza del timing: un inizio precoce della MHT in donne senza fattori di rischio noti, con sintomatologia vasomotoria moderata-severa in menopausa recente (meno di 10 anni) e/o entro i 60 anni di età, si accompagna ad una serie di benefici per la qualità di vita e la salute che superano i rischi.

Terapie ormonali “vecchie e nuove” della menopausa
La MHT ha visto una significativa evoluzione negli ultimi 30 anni e recentemente è orientata sull’uso di bassi dosaggi ormonali e con principi attivi sempre più simili agli ormoni prodotti dall’ovaio prima dell’insorgenza della menopausa.
La scelta del tipo di terapia e della via di somministrazione - orale, transdermica o trans vaginale - deve essere personalizzata e deve basarsi sugli obiettivi del trattamento, sulle preferenze della paziente e sul profilo di sicurezza.

Un processo decisionale diagnostico-terapeutico personalizzato
Nella pratica clinica quotidiana la decisione di intraprendere o meno una MHT è una scelta personalizzata, frutto di una alleanza medico-paziente, che deve tenere conto di tre variabili fondamentali: 
1. la donna con la sua storia familiare e personale, l’età di insorgenza della menopausa (es. menopausa precoce), il tipo di menopausa (se spontanea o chirurgica), alcuni aspetti della vita riproduttiva (endometriosi, pregresse gravidanze medicalmente ottenute, ipertensione e/o diabete gestazionale,ecc.);
2. la sindrome, ovvero la tipologia di sintomi che la donna manifesta, vampate di calore, sudorazioni notturne, insonnia, alterazione della sfera emotiva, sessuale e della capacità di concentrazione;
3. gli strumenti, che comprendono quell’insieme di valutazioni obiettive e di indagini cliniche che sono parte fondamentale del processo decisionale diagnostico-terapeutico personalizzato.
Senza dubbio l’ingresso in menopausa rappresenta una grande opportunità di prevenzione e una visita approfondita può costituire il pilastro essenziale per una gestione dell’evento climaterico, permettendo di identificare da un lato i fattori che orientano verso l’utilizzo di una terapia ormonale e dall’altro quelli che la controindicano, mantenendo anche una certa curiosità nei riguardi delle terapie cosiddette “naturali” come la fitoterapia con i suoi numerosi preparati.
In ogni caso, dialogare con la paziente è fondamentale per formulare un processo decisionale a cascata che vada oltre la scelta di intraprendere un trattamento ormonale, che non dovrebbe mai essere proposto senza una precisa indicazione, ma che orienti verso un progetto di salute e benessere in età post-riproduttiva che comprende uno stile di vita adeguato e l’abbandono di abitudini alimentari errate.

Francesca Waldis
Dipartimento della Donna, del Bambino e del Neonato
Centro Menopausa
Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico

Top