Difendiamo la nostra salute

I tempi moderni hanno generato due mortali nemici per l’umanità: il sovrappeso da eccessiva alimentazione e il fumo (e altri usi) di tabacco.
I due fattori combinati danneggiano gravemente la salute e sono, in particolare, la prima causa di diabete, ipertensione e dislipidemia con danni all’apparato cardiovascolare e insorgenza di tumori che comportano disabilità e morte anticipata.
Il solo diabete di tipo 2 colpisce tra il 5% e il 10% della popolazione e determina una perdita di vita di almeno 6 anni con un costo per ogni diabetico che è 2,5 volte il normale. Nel diabetico di tipo 2 si accumula grasso nel fegato e nel pancreas che ostacola la funzione di questi organi. Fortunatamente però la malattia, se presa precocemente dopo l’insorgenza, è reversibile con il solo calo ponderale, ma deve trattarsi di un calo molto consistente (mediamente 15 Kg) e il calo di peso deve essere mantenuto nel tempo con una dieta adeguata e attività muscolare quotidiana (lo Studio DiRECT dimostra infatti che una riduzione del peso corporeo di 10-15 Kg ottenuto con 3-5 mesi di dieta a circa 800 calorie al giorno in un soggetto con diabete di tipo 2 di recente insorgenza e BMI 27-45 Kg/m2 porta a remissione della malattia e a sospensione dei farmaci antidiabetici e antipertensivi in metà o più dei soggetti trattati, e tale percentuale cresce con il crescere del peso corporeo perduto). (Lean MEJ et al. Primary care – led weight management for remission of type 2 diabetes (DiRECT): an open label, cluster-randomized trial. www.thelancet.com. Published on line December 5, 2017).
Se alla perdita di peso si associa poi un’adeguata attività fisica, si ottiene anche di prevenire la mortalità cardiovascolare. La cosa si spiega ricordando che il diabete di tipo 2 è quasi sempre dovuto all’incremento ponderale determinato da eccessi alimentari. Se il dimagrimento non si raggiunge e non si mantiene cambiando stile di vita, si ritiene oggi necessario procedere senza indugi con la chirurgia bariatrica, meglio se associata a dieta e movimento, giacché il diabete di tipo 2, anche all’esordio, è causa di complicanze cardiovascolari, che sono ancora la prima causa di morte prematura nel mondo occidentale.
La salute è una responsabilità condivisa tra ognuno di noi e la società. Ognuno di noi è il primo custode della propria salute e deve essere educato ad esserlo fin dalla più tenera età. La scuola, la famiglia, la società hanno il dovere morale ed economico di aiutare ogni cittadino a capire il messaggio di salute e ad attuare i modi suggeriti per conservare la salute propria e dei propri cari.
 
Il sovrappeso
Il messaggio da capire è quello di “non mettere su peso”. Perché ciò avvenga è necessario operare un controllo sistematico dell’apporto alimentare e verificare il pannicolo adiposo con 2 semplici misure:
1. BMI = Peso(kg)/ Altezza al quadrato (normale = tra 18,5 e 24,5)
2. Circonferenza alla vita (normale = inferiore a 94 cm nell’uomo e 80 nella donna)
La nostra generazione mangia troppo e male. Bisogna ridurre le porzioni, eliminare alcuni alimenti e assumere quantità moderate degli alimenti permessi. La tabella allegata riporta nel dettaglio l’elenco dei cibi che vanno evitati, quelli da assumere con cautela ed i cibi largamente consentiti.
Il monitoraggio del peso corporeo e della pressione arteriosa (bisettimanale) ci permette di verificare se stiamo agendo bene o dobbiamo cambiare.
Come? Sicuramente riducendo la quantità di cibo o cambiando tipo di cibi, facendo più movimento muscolare, assumendo farmaci per l’ipertensione, iperglicemia, ipercolesterolemia.
E oltre a ciò spingere i Governi a remare nella direzione giusta con provvedimenti che diffondano la conoscenza, educhino la popolazione giovanile e contrastino gli interessi economici che attentano alla salute pubblica.
 
Il fumo
I comportamenti umani hanno due diversi tipi di determinanti: razionali ed emotivi. È infatti ben noto che la sola conoscenza è indispensabile ma non sufficiente a modificare i comportamenti umani. Per questo è bene analizzare separatamente i motivi razionali che indicano di non fumare dalle motivazioni emotive che si oppongono a ciò e che riguardano principalmente il conformismo dell’uomo, gli interessi organizzati che promuovono il fumo e gli interessi che rendono deboli gli interventi dello Stato. I giovani iniziano a fumare per azione di coetanei di riferimento con l’esplicita finalità di apparire adulti, emancipati, sessualmente maturi. Sono questi comportamenti ispirati dal conformismo, ossia la spinta a rendersi simile al gruppo e non essere classificato come un diverso, rifiutato dal gruppo di riferimento. Il conformismo è un comportamento comune negli umani ed è tanto più forte quanto minore o più acerba è la personalità dei soggetti e la sicurezza di sé.
I fumatori in Italia. L’Istituto Superiore di Sanità ci dice che “Cresce l’appeal del fumo tra le donne: sono quasi 6 milioni le fumatrici. Quasi azzerato il divario di genere”. Rispetto allo scorso anno le fumatrici sono un milione in più. Sono 11,7 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 22,3% della popolazione (22% nel 2016): Diminuiscono gli uomini tabagisti: 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016, ma aumentano le donne che da 4,6 milioni del 2016 salgono a 5,7 milioni. Si tratta della differenza minima mai riscontrata tra percentuale di fumatori (23,9%) e percentuale di fumatrici (20,8%). Sarà interessante vedere quale è la morbilità (ricoveri ospedalieri) per le donne oggi rispetto a 20 anni fa. Gli ex fumatori sono invece il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%) invece nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni, fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno con un picco di 14,1 sigarette sul target 45-64 anni. La maglia nera rispetto all’area geografica spetta al Centro dove i fumatori di sesso maschile sono il 26%, al Sud e nelle Isole sono il 25,2% e al Nord il 22,0%, ma sono proprio le Regioni settentrionali ad avere la maggiore percentuale di fumatrici (24,6%) rispetto a quella dei fumatori (22%). Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente di sigarette fatte a mano (9,6%), significativamente più diffuso tra i giovani e preferito dagli uomini (16,6%) rispetto alle donne (12,8%), l’età in cui si accende la prima bionda è di 17,6 anni per i ragazzi e 18,8 per le ragazze. Il 12,2% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.
Perché si continua a fumare. Sappiamo che il fumo comporta: riduzione della durata di vita, morti premature (80.000/anno in Italia), costi sanitari e sociali.
Per comprendere come ciò sia possibile e come gli Stati non pongano fine a questo fenomeno che lede la salute pubblica e la finanza pubblica bisogna capire il contesto in cui esso si colloca. Si continua a fumare perché il tabacco contiene una droga, la nicotina, che una volta aspirata con il fumo dai polmoni, passa rapidamente nel sangue e raggiunge il cervello, dove mantiene vivo il circuito dell’assuefazione, comune a tutte le droghe. Diviene così difficile liberarsi dal fumo, anche se molti fumatori lo vorrebbero. La domanda allora è “Perché si inizia a fumare?” La risposta secca è “Per conformismo da immaturità”, ossia per l’incompleto sviluppo della personalità e la tendenza a pensare in modo simile agli altri. Proprio su questa debolezza tipica dei giovani puntano i produttori di tabacco, che fanno dell’iniziazione al fumo dei ragazzi un loro obiettivo primario e che perseguono creando dei modelli sociali molto attraenti che divulgano attraverso i grandi mezzi di comunicazione. Molti ragazzi identificano in loro compagni più trasgressivi un modello da imitare e si forma un gruppo che li condiziona e li spinge solitamente a comportamenti talora riprovevoli. Si noti come si produce in questi giovani una marcata dissonanza tra l’essere e l’apparire.
Alla luce di quanto sopra è superfluo rilevare che coloro che iniziano a fumare non sono i più evoluti, risoluti adulti e spregiudicati, ma i più fragili e dotati di più debole personalità e autostima, che temono il mondo che li circonda e il suo giudizio.
Il fumo è un bisogno indotto, non è un elemento naturale né fisiologico. È indotto da gruppi di interesse prevalentemente tramite la pubblicità occulta magistrale che fa leva sul conformismo.
Il messaggio è che tutti fumano e fumare è un atto della vita normale. Lo dicono i film e l’esempio di compagni e genitori, o testimonial come medico, vip, dive, ecc. Ovviamente ciò non è vero, ma la pubblicità è molto presente e sostenuta da enormi risorse. Le multinazionali infatti basano la loro esistenza su 3 pilastri: pubblicità, forti studi legali, azioni lobbistiche.
Lo Stato guadagna tramite le accise e l’IVA circa €13 miliardi/anno in Italia, ne spende circa €7,5 in spese sanitarie e scarica sulla società le spese sociali per circa altri €7,5 miliardi (giornate di lavoro perse). La società italiana quindi non guadagna nulla dal fumo, ma lo Stato ragiona per cassa e si trova in cassa alcuni miliardi ogni anno (circa 7). Lo Stato quindi non approva il fumo, ma lo tollera. Più lo Stato è debole più diviene forte questa tolleranza, giacché i politici risentono maggiormente delle lobby e le temono o ne vengono avvantaggiati.
 
Considerazioni e raccomandazioni finali
Vi è crescente consapevolezza anche negli Stati ricchi che i Servizi Sanitari vadano aggiustati per rispondere meglio alle mutate esigenze del tempo e continuare ad essere economicamente sostenibili. La crescita demografica mondiale, l’incessante spinta ai consumi, la rivoluzione tecnologica, l’invecchiamento delle popolazioni sono solo alcuni dei fattori che hanno cambiato il mondo in pochi decenni. Ancora recentemente in un articolo sul New Engl J Med Schneider e Squires analizzando la sanità statunitense concludevano che è indispensabile apportare alcune modifiche che consentano:
a. l’universalità del servizio;
b. cure primarie forti con accesso facile e continuo e presa in carico dei cronici sul versante sanitario e sociale;
c. riduzione drastica della burocrazia, dell’inefficienza e del lavoro senza motivazione;
d. forti investimenti nella promozione della salute e nella prevenzione.
A quest’ultimo proposito Appleby e Gerschlick sul BMJ, analizzando le spese sanitarie del Regno Unito e confrontandole con quelle degli altri Paesi europei, sottolineano la necessità di modificare la prevalente allocazione delle risorse sulle cure dando più spazio alla prevenzione e alla cronicità, un percorso che è stato ben compreso in Olanda, ma meno in altri Paesi, inclusa l’Italia.
Nel nostro Paese questo ripensamento stenta a farsi strada anche perché non siamo ancora riusciti dopo 10 anni ad uscire da una crisi economica e morale. Io credo che gli analisti sanitari debbano far capire alle Istituzioni e ai prossimi Governi che l’investimento nella promozione della salute e nella prevenzione è indispensabile e urgente per la sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale in quanto contenere il carico di malattia anziché trovarselo da curare ha un forte ritorno sull’investimento. Perché ciò accada è necessario che lo Stato e le Regioni si accordino su un Piano quinquennale che definisca gli obiettivi e i compiti di ognuna delle parti. Da parte del Governo centrale deve figurare uno stanziamento appropriato e un impegno ad una vera “Health in all Policy”, così da evitare che alcuni provvedimenti pericolosi per la salute pubblica si facciano strada per convenienze di vario genere e la sanità continui ad essere marginale nelle azioni di Governo. Il Piano dovrebbe anche affermare che la salute individuale è responsabilità condivisa di ogni cittadino e dello Stato. Non è possibile che chi decide di fumare o di alimentarsi smodatamente debba gravare sulla collettività senza alcuna responsabilità. Ma perché ciò accada è compito dello Stato informare continuamente la popolazione dei rischi che stili di vita inadeguati comportano, assicurarsi che tutti capiscano il messaggio e tutti possano trovarsi equamente nella condizione di applicarlo. Due aree privilegiate di queste iniziative sono rappresentate dalla scuola e dai mezzi di comunicazione di massa. La scuola, la famiglia e i comunicatori hanno un grande ruolo nel costruire una generazione consapevole perché: “Education is not the filling of a pail but the lighting of a fire” (William B. Yeats), cioè Educare non significa riempire un secchio (di nozioni), ma accendere il fuoco (della consapevolezza e della conoscenza).
 
Il testo integrale con la bibliografia pertinente si può trovare su https://girolamosirchia.org/2017/12/11/difendiamo-la-nostra-salute/

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