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Impatto dell’influenza nella popolazione pediatrica: perché vaccinarsi

Sebbene l’Influenza possa essere contratta da soggetti di tutte le età, i massimi tassi di infezione si verificano nei bambini, a causa della mancanza di una precedente immunità e di una precedente esposizione al virus dell’Influenza; essi assumono pertanto un ruolo cruciale nell’introduzione e nella diffusione dell’infezione nel nucleo familiare e in tutta la comunità. Nei bambini in età pre-scolare il tasso di incidenza durante un’epidemia può superare il 40% e nei bambini in età scolare il 30%. I neonati e i bambini sotto l’anno di vita possono apparire particolarmente debilitati, hanno un rischio maggiore di sviluppare forme severe e quindi di essere ricoverati. Globalmente, i virus influenzali sono responsabili di circa il 10-35% delle visite mediche e dei ricoveri ospedalieri nei bambini più piccoli, durante il periodo epidemico.
Oltre alle conseguenze cliniche, l’influenza contratta da bambini ‘sani’ ha ripercussioni socio-economiche significative: interruzione delle attività quotidiane dei bambini, perdita di giornate di scuola, malattia dei familiari, perdite di giornate lavorative dei genitori, ecc.
 
Trasmissione dell’influenza
L’infezione si contrae mediante l’arrivo sulle mucose delle prime vie aeree del virus influenzale presente nell’aria (infezione aerogena) mediata da goccioline di secrezioni respiratorie che si formano quando un soggetto infetto tossisce, starnutisce o parla, oppure veicolato dalle mani dopo il contatto con superfici contaminate. Una volta penetrato nell’organismo, il virus dell’Influenza si lega a specifici recettori cellulari tramite l’emoagglutinina (HA), una proteina di superficie. Se questo passaggio viene bloccato dalla presenza di anticorpi specifici, non avrà luogo l’infezione e quindi la malattia. I pazienti pediatrici diffondono quantità maggiori di virus e per periodi di tempo più prolungati rispetto all’adulto, trasmettendo facilmente l’infezione ai familiari: sono i veri responsabili del contagio. Il periodo di incubazione è breve (circa 1-4 giorni) e il picco di diffusione del virus con le goccioline avviene dopo 2-3 giorni dall’esordio della malattia.
 
Presentazione clinica dell’influenza
L’influenza in età pediatrica può presentarsi con quadri diversi. Tipicamente è caratterizzata dall’insorgenza acuta di febbre, brividi, malessere, dolori muscolari e cefalea, rapidamente seguite dalla comparsa di tosse non produttiva, congestione nasale, raffreddore e mal di gola. Nel 10-30% dei bambini possono essere presenti anche diarrea, vomito e dolore addominale. Nei casi non complicati, la febbre dura 3-4 giorni e si ha una risoluzione della patologia nell’arco di 7-10 giorni. Sebbene la prognosi dell’influenza sia generalmente favorevole, sono riportati casi di morte, persino in bambini senza fattori di rischio.
 
Complicanze dell’influenza
Sia i bambini sani sia quelli con patologie croniche possono sviluppare complicanze a carico dell’apparato respiratorio o di altri organi. Fino al 40% dei bambini con un quadro simil-influenzale che sviluppa gravi complicanze non ha però patologie sottostanti. Le complicanze possono essere determinate dal virus influenzale stesso oppure da sovrainfezioni batteriche (soprattutto da parte dei principali batteri colonizzatori del rinofaringe, tra cui Streptococcus pneumoniae e Streptococcus pyogenes).
Le complicanze respiratorie più comuni dell’influenza sono rappresentate da: otite media acuta, sinusite, bronchite, bronchiolite e polmonite. I quadri più gravi sono quelli legati al coinvolgimento polmonare che può determinare l’ospedalizzazione del paziente, insufficienza respiratoria e morte. Altre complicanze coinvolgono l’apparato muscolare (miositi), il sistema nervoso (convulsioni febbrili, encefalopatie/encefaliti, la sindrome di Reye, la sindrome di Guillain-Barré e la mielite trasversa) e l’apparato cardiovascolare (miocardite e pericardite, in alcuni casi fulminanti e di conseguenza fatali).
I bambini più piccoli e i pazienti pediatrici portatori di patologie croniche hanno un rischio maggiore di sviluppare le complicanze dell’influenza. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), i bambini con meno di 5 anni, e in particolare quelli con età inferiore ai 2 anni, sono più a rischio di sviluppare complicanze. I tassi di ospedalizzazione maggiori si registrano proprio sotto i due anni di età. Per quanto riguarda le patologie croniche, sono a maggior rischio di sviluppare complicanze da Influenza i soggetti portatori di patologie polmonari (tra cui l’asma e la fibrosi cistica), cardiopatie con ripercussione emodinamica, disturbi neurologici, anemia falciforme e altre emoglobinopatie, infezione da HIV, obesità, malattie metaboliche (tra cui il diabete mellito), insufficienza renale, i soggetti immunosoppressi e quelli che richiedono una terapia a lungo termine con acido acetil-salicilico (malattia di Kawasaki o Artrite Idiopatica Giovanile).

Vaccinazione antinfluenzale
La vaccinazione è importante nei bambini dato che i massimi tassi di infezione influenzale si registrano proprio in età pediatrica. Essa, inoltre, acquisisce particolare rilevanza per i soggetti ad alto rischio di sviluppare gravi complicanze e per chi vive o si prende cura dei soggetti ad alto rischio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda, quindi, la vaccinazione anti-influenzale per le donne in gravidanza, i bambini di 6-59 mesi, gli anziani, i soggetti portatori di una patologia cronica e gli operatori sanitari.
I vaccini attualmente disponibili, pur avendo dei limiti di immunogenicità ed efficacia, assicurano una protezione sufficiente nella maggior parte dei bambini di età ≥ 6 mesi e permettono, così, di ridurre l’impatto dell’influenza nell’età pediatrica; tali evidenze giustificano la raccomandazione di una vaccinazione universale della popolazione pediatrica.
Attualmente in Italia i vaccini anti-influenzali disponibili sono i vaccini inattivati, somministrabili tramite un’iniezione intramuscolo. I vaccini sono modificati ogni anno, sulla base dei cambiamenti antigenici dei virus influenzali circolanti, di modo da garantire la massima concordanza possibile tra i ceppi di Influenza circolanti e i ceppi contenuti nel vaccino. Di conseguenza, per essere adeguatamente protetti dall’Influenza, è necessario ripetere la somministrazione del vaccino ogni anno.
Per quanto riguarda i vaccini inattivati, si possono distinguere: vaccini trivalenti, vaccini trivalenti adiuvati e vaccini quadrivalenti.
I vaccini trivalenti sono così chiamati in quanto contengono tre ceppi virali che vengono scelti di anno in anno, sulla base delle indicazioni dell’OMS sulle cause più probabili delle epidemie stagionali di influenza. Le preparazioni trivalenti disponibili sul mercato differiscono l’una dall’altra in quanto possono contenere l’intero virus influenzale, particelle virali (vaccini a split) oppure solo gli antigeni dell’emoagglutinina e della neuroaminidasi (vaccini a subunità). Nei bambini che non sono mai stati vaccinati contro l’Influenza e di età ≤ 9 anni è necessario somministrare due dosi a distanza di un mese l’una dall’altra. L’efficacia del vaccino trivalente dipende dal grado di concordanza tra i ceppi virali contenuti in esso e quelli circolanti nella comunità durante l’epidemia influenzale. Una predizione inaccurata dell’unico ceppo di Influenza B, da includere nel vaccino trivalente, lascia molti soggetti vaccinati in uno stato di protezione sub-ottimale nei confronti dell’Influenza B e in particolare, del lignaggio B non incluso nel vaccino trivalente autorizzato per quell’anno.
I vaccini trivalenti adiuvati sono preparati con l’aggiunta di adiuvanti, che sono in grado di generare una maggiore risposta immunitaria nei confronti degli antigeni somministrati, così da conferire una protezione a lungo termine.
I vaccini quadrivalenti nascono dall’esigenza di aumentare la probabilità di raggiungere una protezione adeguata nei confronti dell’Influenza B. Nel febbraio 2013, l’OMS ha pubblicato, per la prima volta, delle linee guida con la raccomandazione di includere entrambi i lignaggi B nella composizione del vaccino. I risultati degli studi che hanno confrontato i vaccini trivalenti con quelli quadrivalenti, somministrati nei bambini, indicano che i vaccini quadrivalenti garantiscono una protezione non inferiore ai trivalenti nei confronti dei ceppi virali contenuti in entrambi i tipi di vaccino e che determinano una immunogenicità superiore nei confronti del ceppo B contenuto unicamente nei quadrivalenti. Inoltre, gli effetti collaterali e i profili di sicurezza del vaccino quadrivalente appaiono sovrapponibili a quello del vaccino trivalente. Attualmente in Italia questi vaccini sono somministrabili a bambini di età superiore a 36 mesi.
 
Professoressa Paola Marchisio (Direttore UOSD Pediatria ad Alta Intensità di Cura)
Dottoresse Ester Capecchio, Miriam Fattizzo e Valentina Longo 

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