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Endometriosi: cos’è, come riconoscerla e come trattarla

Negli ultimi anni l’endometriosi è stata sicuramente oggetto di approfondimenti e oggi se ne parla di più. In questa intervista la dottoressa Laura Buggio dirigente medico dell’Unità Operativa di Ginecologia risponderà alle vostre domande per fare chiarezza su una patologia che coinvolge il 5% delle donne in età fertile

 

Che cos’è l’endometriosi e dove si localizza?

L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna che colpisce il 5% delle donne in età fertile, con un picco tra i 25 e i 35 anni.

L’endometriosi è definita come la presenza e la crescita di tessuto endometriale (il tessuto che normalmente si trova solo all'interno della cavità uterina e che si sfalda durante il flusso mestruale) in sedi “anomale”, ovvero in sede ectopica. Questa condizione determina una risposta infiammatoria cronica, che contribuisce all’instaurarsi e al mantenimento della patologia.

L’endometrio ectopico si localizza prevalentemente a livello del peritoneo pelvico e degli organi pelvici. Le lesioni possono essere distinte in impianti peritoneali superficiali, cisti ovariche o endometriomi e localizzazioni profonde, che interessano i legamenti uterini, il cavo del Douglas (nello spazio retto-vaginale), il setto retto-vaginale, il setto vescico-uterino, la vescica, gli ureteri e il retto-sigma. Tuttavia la pelvi non è la sede esclusiva delle lesioni endometriosiche. Più raramente si possono riscontrare focolai extra-pelvici che interessano l’omento, l’appendice, il fegato, il diaframma, la pleura e i polmoni, l’ombelico, la vulva e le cicatrici di interventi laparotomici.

 

Qual è la causa di questa patologia?

L’endometriosi è una patologia multifattoriale in cui fattori genetici, ormonali, immunologici, infiammatori e anatomici giocano un ruolo determinante nell’insorgenza delle lesioni.

Ad oggi sono state proposte diverse ipotesi eziopatogenetiche; sicuramente la più accreditata è quella della “mestruazione retrograda”: durante la mestruazione alcune cellule endometriali attraverso le tube uterine refluiscono nella cavità peritoneale e possono impiantarsi sul peritoneo e sugli altri organi pelvici.

 

Quali sono i sintomi principali con cui si manifesta?

Il dolore al basso ventre o dolore pelvico rappresenta la manifestazione più tipica dell’endometriosi.

Si riconoscono:

- dismenorrea (dolore pelvico durante la mestruazione): è il sintomo più frequente, causa dalla presenza di uno stato infiammatorio cronico a livello pelvico, generalmente ingravescente con il passare degli anni;

- dispareunia profonda (dolore alla penetrazione profonda durante il rapporto sessuale): colpisce circa 1/3 delle pazienti con endometriosi;

- dolore pelvico cronico non mestruale: prevalentemente legato ai fenomeni ovulatori, le aderenze pelviche possono generare dolore quando limitano la motilità intestinale;

- dischezia (dolore durante la defecazione): tipico delle lesioni infiltranti la parete rettale anteriore, talvolta associato a ematochezia (sangue nelle feci) e riduzione del calibro fecale.

Sintomi più rari sono correlati alle specifiche lesioni d’organo. Caratteristica comune è l’esacerbazione catameniale (ossia l’aggravamento durante la mestruazione), ad esempio nelle pazienti con localizzazione vescicale è molto frequente la presenza di bruciore e dolore durante la minzione.

Spesso l’entità dei disturbi non è correlata con l’estensione della malattia; inoltre, molte donne sono completamente asintomatiche.

 

Come avviene la diagnosi di endometriosi?

Nell’iter diagnostico svolgono un ruolo di primaria importanza un’accurata raccolta anamnestica dei dati della paziente per capire se sono presenti i sintomi sopra-indicati e successivamente l’esecuzione di visita ginecologica accompagnata dall'effettuazione di una ecografia ginecologica transvaginale.

Attraverso l’esame ecografico saremo in grado di individuare la presenza di cisti ovariche, lesioni profonde e valutare la presenza di aderenze tra i vari organi pelvici. 

Esami strumentali di secondo livello, quali risonanza magnetica nucleare o rettosigmoidoscopia, sono da riservare a casi selezionati. 

La diagnosi istologica di endometriosi invece è possibile solamente attraverso l’esecuzione di intervento chirurgico in anestesia generale, denominato laparoscopia. Anche in questo caso, la diagnosi chirurgica deve essere effettuata solamente in casi selezionati. 

 

Quali sono le terapie per l’endometriosi?

Le terapie possono essere di due tipi: mediche o chirurgiche.

Le terapie mediche hanno l’obiettivo di inibire l’ovulazione e prevenire la mestruazione tramite l’utilizzo di estro-progestinici (la comune pillola contraccettiva) a basso dosaggio o di progestinici, che sono una componente della pillola, assunti in modalità continuativa. Esistono terapie mediche alternative, più complesse, che devono essere riservate a casi selezionati. 

In generale, 3/4 delle pazienti presentano un significativo miglioramento dei sintomi e sono soddisfatte della terapia con i contraccettivi orali a basso dosaggio e con i progestinici a basso costo.

La terapia chirurgica è indicata in presenza di alcune condizioni, quali la presenza di lesioni endometriosiche intestinali determinanti sintomi sub-occlusivi o di masse annessiali di natura incerta all’esame ecografico transvaginale. In tutte le altre circostanze l’approccio chirurgico rappresenta una scelta tra varie alternative.

In tutti i casi, è fondamentale un approccio personalizzato e condiviso con la paziente.

 

Le donne affette da endometriosi possono portare avanti una gravidanza? Se sì con quali rischi e accortezze?

Certamente le donne con endometriosi possono portare avanti una gravidanza: nella maggior parte dei casi lo stato gravidico incide positivamente sui sintomi dolorifici legati alla patologia. In caso di gravidanza è opportuno che le donne affette da endometriosi, in particolare quelle con localizzazioni profonde (i.e. endometriosi retto-vaginale, intestinale, ureterale), siano seguite presso Centri di Riferimento, quali il nostro Policlinico. Recentemente infatti, è stata dimostrata un’associazione tra endometriosi e aumentato rischio di complicanze ostetriche, quali placenta previa e aborto spontaneo. 

 

Laura Buggio

Dirigente medico di I livello

Unità Operativa Complessa Ginecologica

Fondazione IRCCS Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico 

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