Salute e Società

15/03/2019

Incontrai per la prima volta Erminio Borloni presso l’Assessorato dei servizi sociali del Comune di Milano poco dopo la nomina ad Assessore del professor Girolamo Sirchia. Insieme con altri volontari stavamo organizzando l’iniziativa “Buon Natale, anziani” in collaborazione con il Corriere della Sera. Erminio divenne subito uno dei nostri. Entrò nell’Associazione Emergenza Anziani che avevamo creato per sostenere gli anziani più indigenti della città con iniziative più note, come “Adotta un nonno” che ebbe come testimonial Renato Pozzetto o “Anziani al ristorante” cui parteciparono molti famosi ristoranti della città, o più semplicemente per aiutarli a pagare le bollette, a sistemare la loro casa, ecc, attività in cui si distinse l’ing. Eugenio Brasca.
Imparammo tutti a conoscerlo ed apprezzarlo per la sua capacità organizzativa, l’approccio imprenditoriale, la sua lucida operatività accompagnate sempre da grande onestà, correttezza e rara umiltà. Grazie alle sue doti venne chiamato dal professor Sirchia, una volta divenuto Ministro della salute, a ricoprire ruoli di grande responsabilità. Fu nominato consigliere della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e della Fondazione “Il Sangue”; fu amministratore delegato dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, che contribuì a creare a Milano, e presidente del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) sorto dopo non poche difficoltà a Pavia. A quest’ultimo incarico Erminio Borloni si dedicò con tutte le sue forze fino all’ultimo: anche poche settimane prima della sua scomparsa, quando ormai la malattia aveva minato il suo fisico, partecipò all’ultimo consiglio in qualità di presidente emerito, dopo la nomina in dicembre del professor Gianluca Vago, ex rettore della Statale, chiamato a sostituirlo nella carica di presidente CNAO. Nelle pagine seguenti non poteva mancare il ricordo appassionato del professor Sirchia.
Presto divenimmo amici e conoscemmo la moglie Mariarosa, che condivise con lui molte delicate decisioni e lo sostenne nei molti momenti difficili, quando la malattia cominciava subdola a manifestarsi. Quando ci si incontrava Erminio ci dilettava con la narrazione del tanto lavoro fatto e del molto che ancora rimaneva da fare. Lungi dall’essere preoccupato, accoglieva con passione ogni nuova sfida con la certezza che le proprie capacità e l’esperienza acquisita, unitamente all’onestà e rettitudine che lo contraddistinguevano, avrebbero alla fine dato buoni risultati.
E aveva pienamente ragione!
 
Anna Parravicini
Direttore Scientifico

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