Salute e Società

24/09/2019

Anche se la nostra è un’amicizia di lunga data non mi risulta facile presentare in poche righe un personaggio geniale e multiforme come Bob Krieger. Anche la genetica ha la sua importanza: nato ad Alessandria d’Egitto da padre prussiano e madre siciliana, Bob Krieger si trasferisce nel ‘67 a Milano dove inizia la sua carriera di fotografo. Ottiene da subito grande successo nel mondo della moda dove collabora con le più importanti griffe e realizza le campagne pubblicitarie dei più grandi stilisti italiani da Armani a Ferrè, da Missoni a Valentino da Versace a Biagiotti, Gucci, Fendi e Dolce e Gabbana, diventando l’ambasciatore del Made in Italy nel mondo e guadagnandosi 3 copertine del Time Magazine. Ma è soprattutto nel ritratto fotografico che realizza i suoi capolavori. A partire dagli anni ‘70 fotografa i volti più noti dell’industria, della politica, della medicina, dello spettacolo, dello sport e naturalmente della moda. I suoi ritratti, interpretati in maniera originale diventano vere e proprie opere d’arte contemporanea e vengono esposti in diverse mostre nazionali e internazionali sempre con grande successo.
Ma Bob Krieger è anche altro. Sensibile e curioso, sempre attento ai problemi sociali di una città difficile come Milano, frequenta il mondo del jetset ma contemporaneamente dà il suo sostegno alle campagne a favore degli anziani indigenti ai tempi in cui il professor Sirchia è Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano.
Da allora è stato sempre al nostro fianco. Sensibile ai problemi della salute e della sanità, è stato un prezioso collaboratore negli anni in cui mi sono occupata dell’immagine e della comunicazione dell’Ospedale Policlinico. Non dimentico il suo contributo al piano di sistemazione dell’ingresso dell’Ospedale, il riordino delle sale d’attesa di alcuni reparti e, con l’Associazione Amici, l’organizzazione di un bellissimo concorso fotografico per i donatori e in più occasioni il ritratto dei nostri donatori più impegnati.
Attento testimone del nostro tempo, Bob Krieger è simpatico, affabile, ironico. Inevitabile quindi rivolgergli qualche domanda.
 
Bob possiamo definirti senza tema di smentita un artista a tutto tondo. La tua produzione artistica comprende sculture, libri e opere d’arte contemporanea, ma è soprattutto nella fotografia e nella ritrattistica che hai realizzato i tuoi capolavori. Credo faccia piacere ai nostri lettori sapere qualcosa in più di te. Ad esempio, come è iniziata questa passione per la macchina fotografica?
Dopo una breve pausa ecco la sua risposta, fulminante come sempre
Questa passione è comune a molti e non mi sembra di grande interesse parlarne. Vorrei invece fare insieme una riflessione. Io penso che la popolazione del mondo si divida in due categorie: le persone che hanno la fortuna di avere molto nella vita, ricchezza, potere e soprattutto salute, e quelle che vivono miseramente, afflitte da povertà, ignoranza, gravi malattie. Io credo che i primi abbiano il dovere di darsi da fare per aiutare coloro che sono in difficoltà. Riferiamoci alla salute. Io sarei stato orgoglioso di essere donatore di sangue. Purtroppo per motivi anagrafici non mi è stato possibile. Quando avevo l’età per farlo non ero a conoscenza dell’importanza di questo gesto. Per questo ho deciso che era importante mettermi a disposizione dell’Ospedale e dell’Associazione “Amici del Policlinico Donatori di Sangue” per un contributo di idee, pensando soprattutto ai più giovani ai quali vorrei dire che donare il sangue è un dovere civico ma è anche un atto intelligente perché solo se si dona il sangue quando si è in buona salute sarà possibile averlo a disposizione nel momento del bisogno.
 
Seguo il suo pensiero e lo assecondo su questo tema
I tuoi ritratti dei donatori di sangue che hanno superato le 100 donazioni campeggiano nella sala d’attesa per la donazione di sangue. Ora un altro tuo contributo. Parlaci della nuova maglietta del donatore con la scritta No Blood No Life. Perché un chirurgo con le mani legate? Perché questa scritta?
Qualcuno potrebbe pensare a una affermazione esagerata ma non è così.
Se ci pensiamo bene, senza sangue le sale operatorie chiuderebbero perché moltissimi interventi chirurgici non potrebbero essere fatti. Le cose non andrebbero meglio nei reparti di medicina dove molte terapie non sarebbero possibili. Sappiamo che spesso le terapie dei pazienti (in particolare ematologici e oncologici ma non solo) fanno calare fortemente i globuli rossi: senza le trasfusioni  che li riportano a valori ‘normali’ non potrebbero essere curati, nonostante la disponibilità di farmaci efficaci.
 Quando parlo con i miei amici di questi temi noto spesso che molti di loro non si conoscono questi problemi. Credo che invece sia importante riflettere sul fatto che senza donatori di sangue gli ospedali si fermerebbero, la sanità si fermerebbe e la nostra stessa vita sarebbe in pericolo.
Grazie Bob. Hai fatto centro ancora una volta!
 
Intervista di Anna Parravicini

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