L’Associazione alla maratona di New York 2018!

22/11/2018

Quest’anno l’Associazione Donatori del Policlinico ha avuto l’onore di partecipare alla Maratona di New York, sponsorizzando il nostro atleta Eugene Evangelista, collega del Centro Trasfusionale e donatore di sangue

Eugene ha corso per le strade della metropoli statunitense indossando una speciale maglietta tricolore con al centro il nostro emblematico occhio di Ra; il nome e il logo della nostra Associazione si sono orgogliosamente distinti tra le decine di migliaia di atleti in gara.
Dopo il rientro in Italia, abbiamo chiesto a Eugene di raccontarci quali emozioni e quali ricordi di questa grande manifestazione custodisce gelosamente dentro di se.

Eugene, qual é la prima emozione o il primo ricordo che senti di condividere con noi ripensando alla maratona di New York che hai appena corso?
“Penso che ho fatto un buon tempo, 3 ore e 24 minuti!” Dice emozionato il nostro campione. “Pensavo di non riuscire ad avvicinarmi a questo risultato perché gli atleti che correvano con me erano davvero tanti, ben 50 mila persone! Una marea umana che toglie il fiato”!

Davvero impressionante. Ma come siete riusciti a posizionarvi tutti quanti alla partenza?
“La partenza era prevista intorno alle 9 di mattina, gli atleti sono arrivati a gruppi con degli autobus speciali. Noi siamo arrivati almeno tre ore prima. L’organizzazione era incredibile, muovere così tanta gente non è semplice, soprattutto in una città come New York”.

Ma i cittadini come hanno reagito a questa incredibile manifestazione?
“Le persone che ci seguivano lungo il percorso erano tantissime, facevano tutte il tifo per noi, era bello sentirsi spinti dal loro entusiasmo. È stata una festa per tutti, ci sentivamo come dei personaggi famosi”!

L’Associazione Donatori ha sponsorizzato questa tua avventura, ma non sei partito da solo. Giusto?
“Io mi sono iscritto presso un tour operator specializzato in gare podistiche, sono partito con un gruppo di 70 appassionati da tutta Italia. Ma la cosa incredibile era che, in quei giorni, gli aerei che effettuavano i voli tra Milano e New York erano per metà pieni di atleti che andavano e tornavano dalla maratona! Insomma avevamo conquistato anche il cielo!”

Sei arrivato a New York tre giorni prima della gara; cosa hai fatto in attesa dell’evento?
“Ci son state visite guidate nei punti più famosi della città, il Madison Square Garden, la Grand Central Station… Il nostro hotel invece era a Time Square, un posto incredibile, New York è davvero la città che non dorme mai! Tanti posti dove mangiare e divertirsi a qualsiasi ora; io mi son svegliato almeno 3 volte la notte prima della gara e non capivo che ore fossero. Di sicuro la città non concilia il sonno”.

E gli allenamenti?
“Facevamo almeno 10 km al giorno, soprattutto a Central Park, dove incontravamo tutti gli atleti della maratona, ci salutavamo, ci scambiavamo le foto e le nostre esperienze. Ho conosciuto molti nuovi amici, italiani e anche di altre nazionalità. La nostra passione comune ci ha fatto sentire una grande famiglia!”

E poi finalmente la gara!
“Sì la gara, una cosa folle! Dalla partenza dei primi professionisti alla partenza dei nostri gruppi di seconda fascia passava qualche minuto, ma sembravano ore. Quante persone! E che fatica correre così! I runners erano di molti tipi, professionisti, semplici appassionati, veterani che hanno collezionato nella loro vita 60 o 100 maratone! Il mio tempo di circa 3 ore e mezza non è male ma potevo fare meglio, ma con quella folla era difficile. Nel primo tratto non riuscivamo quasi a muoverci”.

Sei soddisfatto del tuo risultato?
“Beh si, considerando il numero di partecipanti. Mi sono classificato 4.158esimo su 52 mila, 683esimo su 5100 corridori della mia fascia di età e 257esimo su 3100 italiani. Con un buon passo, circa 8 minuti per un miglio.”

È un esperienza che pensi di rifare?
“Assolutamente si, mi piacerebbe correre ancora come portacolori ufficiale dell’Associazione donatori! Le maratone più importanti del mondo, le Major Marathon sono 6: dopo New York ci sono Tokyo, Boston, Chicago, Berlino e Londra. Ognuna con una propria medaglia caratteristica. Se una persona le colleziona tutte alla fine ne riceve una speciale commemorativa. Non sarebbe male riuscire a farle tutte e sei. E portare il nostro simbolo in capo al mondo!”.

Intervista di Marco Flores

Top