Gioiello delle isole e delle penisole...

08/11/2017

Così cantava Catullo nel Carme XXXI, dedicato a Sirmione. A distanza di più di duemila anni, Sirmione resta un gioiello, e l’autunno le si addice. A dire la verità, Sirmione è un luogo per tutte le stagioni, ma in questo periodo o in primavera è ancora più bella, perché si è un po’ diradato il pellegrinaggio di turisti ammaliati da gelati giganteschi, una vera sfida alla forza di gravità, che ha, peraltro, sempre la meglio e causa rovinose cadute di tutto il ricco e colorato contenuto delle enormi cialde sul marciapiede.
Se i gelati di Sirmione colpiscono per l’immediata... visibilità, la sua bellezza è da scoprire camminando, esplorando, lasciandosi sorprendere dal senso di meraviglia che coglie davanti a ogni scorcio del lago, dietro ogni viuzza, salendo tra gli ulivi.
“Se non sapessi dove ti trovi, dove diresti di essere?”, capita di chiedere a chi è con noi, mentre, sotto le mastodontiche rovine delle Grotte di Catullo, si guarda la singolarissima costa, fatta di antichi lastroni piatti, di pietra bianca, che digradano lentamente in acque trasparentissime, che dal giallo diventano verdi e blu. “Norvegia, tra i fiordi”, si potrebbe rispondere, scorgendo il verde della sponda di fronte. “Grecia, Delfi”, sarebbe altrettanto verosimile come ipotesi, con un sito archeologico alle spalle e camminando lungo un sentiero bianco tra gli ulivi.
All'ingresso del paese, dove il ponticello accanto alla Rocca Scaligera dà il benvenuto ai visitatori, un carrettino verde si trasforma, tutte le mattine, in un chiosco di limoni grandi come cedri. Un cartello avvisa di non toccare in inglese, francese ed ebraico, e queste sono tre delle tante lingue di cui si colgono i suoni mentre ci si ferma sul ponte a guardare le due barche che si parlano - una si chiama “Pensavo peggio”, l’altra “Ma!!! Poi ve lo dico”.
Nel fossato del castello, anatre e cigni si assicurano la piccola piattaforma di legno, come piccoli Tom Sawyer e Huck Finn a bordo della loro zattera.
A sinistra, dopo aver passato il ponte, si trova la chiesina di Sant’Anna, sempre aperta. La sera, quando si accende la splendida illuminazione che rende misteriosa e fatata la fortezza, lo scorcio dal ponticello è suggestivo: una finestrella colorata si apre alla base della torretta e sul muro esterno si muovono le ombre di chi la guarda e passa sul ponte per entrare a Sirmione.
Per avere una panoramica di tutta la penisola vale la pena salire sulla torre della Fortezza Scaligera. Il castello lacustre è opera duecentesca di Mastino I della Scala, signore di Verona, ma la parte sull’acqua è realizzazione dei veneziani, pratici di arsenale.
Attraversando il paese si arriva alla terme, di cui tutti conoscono l'esistenza, ma forse non tutti la storia e... la fonte.
L'acqua termale di Sirmione nasce con la pioggia di 10.000 anni fa caduta nel bacino di impluvio del Monte Baldo, a circa 800 metri di altezza. L’acqua si è infiltrata nella roccia fino a 2.500 metri sotto il livello del mare, e nel viaggio, durato 20 anni, si è arricchita di minerali e si è scaldata, uscendo a poche decine di metri dalla riva. Così nasce la fonte Boiola, da cui sono incanalate le acque termali per le cure.
Se si prende uno dei motoscafi che fanno il giro di Sirmione, vi porteranno nel punto del lago dove si indovina la fonte subacquea dalle bollicine che affiorano in superficie.
Se il livello dell’acqua è basso, si può ‘circumnavigare’ a piedi la penisola, seguendo una costa bellissima, per colore delle rocce e dell'acqua, correnti che si incontrano, eleganti garzette che cercano pazientemente le prede. Vicino al Lido delle Bionde, il forte odore di zolfo vi condurrà a un rivolo di acqua termale calda e gialla.
Pochi passi, salendo in collina, portano invece a un luogo di pace, la chiesetta di San Pietro in Mavino, con affreschi dell’VIII secolo e tanto di cartello fuori che invita: “Ascolta il silenzio”. Qui sembrerà di essere in un angolo di Toscana, con la pieve e gli ulivi.
Vicino, le impressionanti Grotte di Catullo dominano il lago. Sono, in realtà, una villa romana costruita tra il I secolo a.c. e il I secolo d.c, la più grande e meglio conservata dell'Italia settentrionale, e non quella di Catullo, che pure amava Sirmione e sembra avesse una villa qui. Dal Rinascimento viene chiamata ‘grotte’ perché i resti delle strutture mastodontiche, quando erano invasi dalla vegetazione, apparivano come anfratti.
Se rimane tempo, sulla strada del ritorno si può fare tappa in una delle tante cantine per degustare l’ottimo Lugana, che porta il nome di questa bella campagna coltivata a vite.
Talvolta diamo per scontate le bellezze a due passi da casa, e non le consideriamo meta né di vacanza né della gita di una giornata. Sirmione è una di queste. A soli 130 km da Milano, è un gioiello, come diceva Catullo, per paesaggio, architettura, storia.
“Turismo è coniugare bellezza con benessere”, leggevo in un vecchio articolo. Con le terme, e l’efficiente e garbata organizzazione, Sirmione è un luogo di benessere in senso lato, che sa offrire molto a chi la vuole vivere da viaggiatore, più che da turista.

Erica Zane

Info

Come arrivare
Conviene prendere l’auto (a Sirmione non c’è ferrovia). Basta lasciarla in uno dei tanti parcheggi segnalati. Comode navette fanno la spola fino all’ingresso al borgo antico (www.sirmionebs.it).

Fortezza Scaligera
Tel. 030.916.468

Grotte di Catullo
tel. 030.91.61.157
http://www.grottedicatullo.beniculturali.it/

Dove mangiare
Sirmione è una cittadina piccola e ricca di bar, trattorie, pizzerie e ristoranti. Non sarà difficile scegliere, valutando le proposte di lago (buone quelle della Trattoria La Fiasca, in via Santa Maria Maggiore, a due passi dalla chiesa parrocchiale), e i prezzi, affissi all’esterno. Per un gelato, chiedete ai locali. Fidatevi più di loro che della vostra meraviglia alla vista di intere famiglie che reggono cialde delle proporzioni della torcia olimpica e cercano anche di farsi un selfie!

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